Note sulla ricezione di 2666

– “Parte di Arcimboldi” –> dubbi, incertezze su tutta la storia “svelata” di Arcimboldi.

– Assenza della poesia, permango gli scrittori ma scompaiono i poeti. L’ultimo atto “poetico” è il libro appeso al vento di Amalfitano.

– “Parte dei crimini” –> Nel deserto del Sonora Arturo Belano e Ulises Lima concepiscono Lalo Cura. Di per sé questa è una linea genealogica che non crea soltanto la variante del passaggio dal racconto al romanzo, ma la variante dal romanzo di formazione al romanzo di perdizione.

– Il romanzo dell’800, il romanzo del ‘900, poi la “Parte dei crimini”.

– Tagliare 40 pagine a caso dalla “Parte di Amalfitano”.

– Rosa Amalfitano nella “Parte di Fate”: Rosa Amalfitano come vettore narrativo di fondamento. Rosa Amalfitano come idiosincrasia della protagonista di Puttane assassine o elevamento a potenza di Cesarea Tinajero.

– La “Parte di Fate”: giornalismo, ricerca della verità, visione della possibilità scoperta dell’assassino. Poi Rosa Amalfitano, soltanto Rosa Amalfitano e la migliore parte di Amalfitano, abbandonato il nichilismo cinico (forse tagliare 60 pagine dalla “Parte di Amalfitano”) o il cinismo nichilista.

Problematizzazione
Se I detective selvaggi rappresenta la dispersione della poesia, la vaporizzazione della poesia, la fine del mistero evocativo-simbolico avanguardista, 2666 simbolizza all’estremo opposto (ma nello stesso luogo, eccetto per Arcimboldi, il quale pianifica però di andare) le problematiche della ricerca del romanzo.
Materia cortazariana: partendo dal punto A deviare verso le infinite rette che l’attraversano (tenere presente anche il saggio di Borges su Hawthorne).

La chiusa
Una chiusa si dà con Arcimboldi? È possibile ripetere il finale de I detective selvaggi? Bolaño che rinnega se stesso per un finale che si dà, per una simmetria (Arcimboldi e il nipote), che rinnega se stesso attraverso la biografia fittizia di Arcimboldi – non più il nazista, il cattivo, ma l’ingenuo, l’idiota dostoevskiano ora divenuto scrittore: che cos’è questa? Una macabra ironia tragica? (Altre ipotesi sarebbero: una dichiarazione di malattia e morte, un lascito monetario ai figli, la famiglia prima della letteratura.)

– Il modello di Santa Teresa è Santa Maria di Onetti, non Macondo.

– Convivenza di Ciudad Juarez e della sua proiezioni mitica, Santa Teresa.

2666 è la macchina arltiana, la macchina poliedrica. Postuma e posticcia, nella quale convivono come espedienti, meccanismi: Borges, Onetti, Baudelaire, le Avanguardie – in breve quella cosa che “quanto è triste la letteratura”.

– L’assenza di poesia pura, sia come vettore narrativo sia come procedimento finzionale dell’io, in 2666: l’intero processo poetico che da Letteratura nazista in America a Notturno cileno si interrompe bruscamente, a meno che in un’ottica paradossale non si considerino gli omicidi come una forma estesa e ultra-avanguardista di poesia.

– L’assenza di poesia nella “Parte di Arcimboldi”, ovvero nell’opera e nella vita di Arcimboldi.

– L’esergo di 2666: Baudelaire –> in quale modo I fiori del male? Qual è lo stadio intermedio? La critica. Il giornalismo. L’insegnamento. (E Arcimboldi?) Ciascuna di queste espressioni di scrittura e/o letterarie escludono in qualche modo (in che modo?) la parola poetica?

– Poesia e autobiografia: in 2666 cade/viene fatto cadere il filtro autobiografico o, invece, questo si trasforma (in che modo? Secondo quali processi?) nella voce narrante in terza e si frantuma nelle voci in prima? Apice di questa trasformazione – ammesso che sia vera – è la “Parte dei delitti” –> non è la Letteratura nazista in America il più borgesiano dei libri di Bolaño, ma la “Parte dei delitti”: sublimazione della serie infinita, in cui al regressus in infinitum si aggiunge il progressus ad infinitum, la freccia del tempo va contemporaneamente avanti e indietro. Spinge in entrambe le direzioni creando una tensione assoluta, che vorrebbe essere sciolta e non vorrebbe essere sciolta – e non può essere sciolta.

2 pensieri riguardo “Note sulla ricezione di 2666

  1. Mi piace moltissimo la prospettiva del progressus in infinitum, però nel delineare il movimento contemporaneamente in avanti e all’indietro mi pare che si sopravvaluti la parte dei delitti.

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  2. In realtà no, anzi si problematizza quello che è probabilmente l’unica funzione “inventiva” della parte dei delitti e dell’intero libro. E, forse, il Cileno avrebbe dovuto scrivere solo quella.

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