Ciò che è tremendo e non ha nome

Nessuna proposizione è più profonda di quella wittgensteiniana che abbiamo proposto come motto introduttivo a questo libro, in cui il filosofo del pensiero positivo rivela se stesso, diviene un pensatore-non-pensatore dell’esistenza e non si ferma di fronte a sequenze di parole che i suoi successori definiranno “senza senso”. “Il mondo di chi è felice è altro da quello di chi è infelice. Come pure alla morte il mondo non si àltera, ma cessa”. Con il cessare del mondo attraverso la morte viene confermato l’appartenere-a-se-stessi del suicida.

Jean Améry, Levar la mano su di sé, p. 91

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